Malgrado i corvi, il tennis federale rimane “positivo”

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A qualcuno evidentemente non piace l’idea che il tennis sia uno sport sicuro da giocare in epoca Covid, ma credo che a qualcuno, soprattutto, non piaccia l’idea che il tennis federale sia in pieno boom di iscritti, agonisti, praticanti, soprattutto tra le giovani leve.

Il fatto che il tennis nel penultimo Dpcm sia stato relegato all’esterno in pieno novembre già suona come un’aprioristica bocciatura di questo sport, sotto il profilo della sicurezza, al di là dei dati oggettivi e della logica che ne fanno una disciplina strasicura se praticata seguendo le norme. La mancanza di cultura sportiva che permea l’intera nostra società porta a misure come quelle che abbiamo visto a fine ottobre, che non considerano tanti fattori, che spediscono fuori all’aria aperta proprio quelli che nel freddo possono ammalarsi più facilmente, corsi adulti e ragazzini piccoli, penalizzando i maestri.

Ma perché fare dei distinguo? Perché mettersi a tavolino a fare delle valutazioni serie, scientifiche, oggettive? Meglio sbattere il neofita fuori, danneggiando i giocatori ed i loro maestri. Poi è intervenuta l’interpretazione estensiva della Federazione che ha cercato di salvare il salvabile, permettendo di giocare dentro i palloni agli agonisti. Molti hanno storto il naso, chiamandomi e facendo ragionamenti anche condivisibili, io invece ho fatto i complimenti alla Federazione perché ha cercato di tenere in piedi la baracca in una situazione difficilissima, permettendo a tanti di continuare a giocare pur di fronte alla furia iconoclasta del legislatore che non guarda tanto per il sottile. Ricordatevi che in sostanza il Dpcm aveva detto: il tennis si gioca fuori, per il 95% dei giocatori. Così almeno il 50-60% può giocare dentro. Fino a quando non lo so. E poi c’è anche un senso al filo logico seguito dalla Federazione. Nel tennis anche Federer è stato Nc in Svizzera, anche Sinner è stato 4.6, anche Berrettini è stato 4.1. Non si nasce tennisti di interesse nazionale dall’oggi al domani, ci vogliono anni di allenamenti, di tornei, di sconfitte. Solo agli ignoranti di questo sport sarà sfuggito che nei tornei Open da 5000 euro di montepremi sono spesso iscritti i giocatori di classifica 1.1 e gli Nc, gli antipodi del nostro sport, e pure in una visione fantascientifica ma oggettiva l’Nc può vincere quel torneo Open. Andiamo avanti. In questi giorni ci sono decine di tornei, in tutta Italia, Open, di 2ª, di 3ª, di 4ª, giovanili, aperti ad una partecipazione nazionale. Chi vieta ad un ragazzino di Caltanissetta di giocare il torneo Open o di 3ª di Faenza (per dire)? E allora, se i tornei sono permessi perché non dare modo ad un 3.3 di potersi preparare adeguatamente? Si possono fare solo le competizioni nazionali senza allenarsi con il rischio di gravi infortuni? Allora si proibiscano anche i tornei.

Gli ultimi spifferi parlano di provvedimenti con i quali si vuole veramente indagare se uno gioca per prepararsi effettivamente ad un torneo, o per il gusto di giocare. Poi mi risulta che sarebbe intervenuto il Coni per definire quali siano gli eventi ed i giocatori di interesse nazionale. Siamo alla follia. I Carabinieri che entrano in campo per chiedere la programmazione ai giocatori, oppure il Coni, che non sa nemmeno dove si gioca a tennis (oggi ha recepito il calendario federale), che decide chi gioca e quali eventi si giochino.

Alla Federazione si obietta il fatto che abbia speculato sulle tessere agonistiche fatte a novembre in extremis solo per giocare al coperto. Può essere che qualche euro sia entrato, ma come si fa a rimproverare questo ad una realtà che quest’anno ha perso milioni di euro ed ha fatto molti sacrifici per salvaguardare il movimento di base a scapito dei tanti collaboratori rimasti a casa senza stipendio? Dal Ct della nazionale ai collaboratori dei siti federali.

Onestamente non ce la vedo in questa fase la Fit che faccia una speculazione. Invece vedo tante realtà, che in questi anni non hanno contribuito minimamente allo sviluppo del tennis, aggirarsi invidiose intorno al nostro movimento, che pur è vivo e vitale e potrebbe diventare assoluto protagonista nei prossimi mesi appena il Covid mollerà l’osso. Si sa, l’invidia fa brutti scherzi.

Malgrado il Covid, il tennis federale è in strepitosa salute, noi siamo “positivi”, ma nel senso buono e teniamoci stretto il tesoretto sul quale siamo seduti e che nei prossimi mesi ci darà grandi soddisfazioni.

5/5

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