Federico Gaio con il trofeo conquistato a Manerbio

Dalla possibile eliminazione all’esordio (quando ha salvato tre match point al secondo turno al francese Fabian Reboul) al trionfo. Federico Gaio ha completato la settimana perfetta nel Challenger di ManerbioTrofeo Dimmidisì (46.600€, terra), tornato in calendario dopo un anno di doloroso stop. Il 27enne faentino torna a vincere un torneo dopo tre anni e lo fa nel migliore dei modi, intascando un best ranking (n.145 ATP) che può dare il la a una nuova carriera, dai sentieri ancora inesplorati.

GAIO DOMINA LORENZI IN FINALE – Gaio ha affrontato alla perfezione la finale-derby contro Paolo Lorenzi, imponendosi 6-3 6-1 in 72 minuti. Il punteggio rispecchia un mix dolcissimo (per Gaio) e letale (per Lorenzi): il romagnolo ha giocato la migliore partita della settimana, mentre per il toscano è stata decisamente la peggiore. C’è stata battaglia nei primi game: era Lorenzi il primo ad avere due palle break nel secondo game, ma Gaio le annullava con un ace e una combinazione servizio-dritto. All’inizio non c’era molto gioco, entrambi erano contratti, ma era Federico ad avere le idee più chiare.

Federico Gaio

Federico Gaio (foto Carlo Monterenzi)

Nel cuore del set ci sono stati tre break consecutivi, due per il faentino. Accorciava lo scambio nel modo giusto, e ha trovato nella palla corta un alleato efficace e prezioso. Sul 5-3, aiutato da qualche errore di Lorenzi, gli strappava nuovamente il servizio e chiudeva il parziale con relativo agio. Si pensava che “Paolino”, giocatore esperto e di qualità, potesse rientrare in partita, o almeno provarci. Invece teneva duro solo un paio di game e finiva sotto già nel quarto, commettendo due errori non da lui: un dritto e un rovescio fuori in larghezza, uno sul 15-30 e l’altro sul 30-40. Con Gaio avanti 6-3 3-1, Lorenzi si è spento e ha ceduto gli ultimi 13 punti della partita, peraltro dopo aver già incassato un parziale di dodici punti a uno, a cavallo tra il primo e il secondo set. Sarà stata la stanchezza dopo una settimana intensa e faticosa, ma nel secondo set non era il vero Lorenzi. Ciò non toglie meriti a Gaio, autore di una partita quasi perfetta.

NIENTE PIÙ FIAMMATE, SOLO CONTINUITÀ” – Ho giocato molto bene, sapevo che avrei dovuto fare gioco – racconta il faentino col trofeo ancora in mano – se lo lasci fare lui è molto intelligente e ti fa correre come uno ‘scemo’, per essere schietto. Dovevo stare vicino al campo, comandare e ci sono riuscito. Inutile dire che sono molto contento”. E pensare che la settimana di Gaio era partita col brivido, con un debutto in cui si era complicato la vita, commettendo un doppio fallo sul match point a suo favore. “In quel momento non pensavo che sarebbe finita così, ma ogni tanto accade persino che un lucky loser vinca il torneo – dice Gaio – mentre capita spesso che ci siano primi turni molto difficili. Dopo un match del genere non immagini certo di vincere il torneo, però ho continuato a pensare a una partita alla volta e questo mi ha portato a vincere”.

La premiazione di Federico Gaio e Paolo Lorenzi

La premiazione di Federico Gaio e Paolo Lorenzi (foto Carlo Monterenzi)

ORA LE “QUALI” AGLI US OPEN – Per Gaio può essere davvero una svolta, un punto di partenza su cui costruire una nuova carriera. “Perché no? Ne parlavo proprio ieri con coach Daniele Silvestre. Tre anni fa, quando lavoravo con lui, mi ero costruito il best ranking con tre ‘fiammate’, per citare mio padre, adesso sono di nuovo con lui e lo abbiamo migliorato. L’ho sentito molto contento perché adesso c’è un percorso diverso, abbiamo trovato costanza, non ci sono più alti e bassi, ho trovato continuità ed era quello che mi mancava”.
Adesso Gaio andrà a New York a cercare fortuna nelle qualificazioni dello Us Open, in modo da riscattare le parentesi non felicissime di Melbourne e Parigi. Oltre che per il prestigio, gli Slam assumono un’importanza notevole sotto il profilo economico. E nel caso del faentino anche l’opportunità concreta per una nuova ripartenza.

La premiazione di Federico Gaio a Manerbio

La premiazione di Federico Gaio a Manerbio (foto Carlo Monterenzi)

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