C’è un suono che chi ama il tennis non dimentica: non è l’impatto sordo ed esplosivo delle moderne racchette in grafite, ma quel “tock” pieno, secco, quasi musicale, che solo un telaio in legno restituisce. Quel suono è tornato mercoledì sera al Tennis Club Faenza, teatro di un appuntamento “vintage” che ha fatto fare ad una quarantina di soci e appassionati un salto indietro nel tempo di qualche decennio. Niente impugnature estreme o completi fluo da ultima generazione. Per una giornata, la regola è stata una sola: stile e tradizione. I partecipanti sono scesi in campo sfoggiando le gloriose Dunlop, Wilson, Maxima o Rossignol, ma anche polo e pantaloncini bianchi, gonnelline pieghettate, fascette fermasudore d’altri tempi. Più che un torneo di tennis, una rievocazione, vissuta però con il giusto spirito di festa e sana competizione. Tra un cambio campo e qualche battuta a bordo rete, il torneo ha dimostrato ancora una volta quanto questo sport sappia unire le generazioni attraverso la passione pura e il gusto di stare insieme. Perché, in fondo, cambiano i materiali e si evolvono le tecnologie, ma la bellezza di una pallina colpita rimane sempre la stessa.
I risultati. Nella categoria maschile vittoria per Andrea Cavassi in finale su Stefano Scotto. Nella categoria femminile successo per Flavia Fabbri in finale su Laila Beltrandi. Migliori costumi: Giovanni Bacchilega e Deborah Pompignoli.
Mercoledì prossimo, 29 luglio, si passerà dal vintage delle racchette di legno al folklore del tennis con le padelle.
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