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Federico Gaio e Lorenzo Sonego con coach a Torino

La svolta di Federico Gaio: “A Torino per puntare in alto”

Formalmente manca ancora un mese al 2021, ma Federico Gaio ha già voltato pagina. Martedì 1 dicembre comincia infatti la preparazione ‘off season’ in vista della prossima annata, un momento tutt’altro che banale perché segna una vera e propria svolta per il 28enne faentino, giunta probabilmente pure un po’ inaspettata.

Il mese scorso ho interrotto la collaborazione con Daniele Silvestre e il preparatore atletico Umberto Ferrara, che hanno deciso di dedicarsi a un altro progetto ma dal mio punto di vista senza massima trasparenza nei miei confronti – spiega il tennista romagnolo – e allora abbiamo deciso di intraprendere strade diverse. Per quel che mi riguarda farò base a Torino, allo Stampa Sporting, seguito da Fabio Colangelo. Inizio con tanti stimoli questa nuova avventura, nello stesso circolo in cui si allena Lorenzo Sonego con il suo coach Gipo Arbino, club che sarà anche quartier generale per i protagonisti delle ATP Finals nel prossimo novembre, ospitandone pure gli allenamenti, e che proprio in vista di quell’appuntamento si sta attrezzando con una serie di lavori e migliorie anche agli impianti”.

Sono davvero molto contento di questo nuovo impegnole prime parole di Colangeloanche perché conosco praticamente da una vita Federico, ci ho pure giocato contro quando lui era un ragazzino e io stavo per smettere… E’ un bravissimo ragazzo, che per la serietà e la professionalità con cui si approccia al tennis merita veramente il meglio. Speriamo di fare un buon lavoro, potendo contare sul preparatore atletico Riccardo Zacco, punto di riferimento importantissimo per quel che andremo a fare, e anche sull’aiuto di Danilo Pizzorno che con la sua video-analisi è un supporto davvero prezioso per chi deve focalizzarsi sull’aspetto tecnico“.

Gaio Colangelo Pizzorno Zacco
Federico Gaio con Fabio Colangelo, Danilo Pizzorno e Riccardo Zacco allo Stampa Sporting Torino

Una notizia, quella del cambio di ‘squadra’ al suo fianco – ad agosto quando Net-Gen li aveva incontrati a Milano Marittima, per una ‘live’ nel nuovo negozio Match Point, regnava l’armonia nel team -, che va ad aggiungersi alle mille sfaccettature di un 2020 “particolare”, che sarà impossibile dimenticare, soprattutto per quel che è accaduto fuori dal campo, con ripercussioni pesanti comunque anche sullo sport e dunque sul tennis. “Un anno cominciato con l’Australia in fiamme e proseguito poco dopo con l’emergenza coronavirus che ha sconvolto tutto il pianeta e quindi anche il mondo dello sport – sottolinea Federico -. Il circuito internazionale si è fermato a inizio marzo e per come si erano messe le cose dal mio punto di vista è già andata bene che l’attività sia ripresa ad agosto e si sia potuto giocare altri tre-quattro mesi, dopo i due iniziali, una prospettiva che a un certo punto pareva impossibile. Certo, non è proprio quello che un professionista si aspetta avvenga quando pensa a un’annata ma è giusto vedere il lato positivo da questa situazione guardando anche quel che è accaduto ad altri sport”.

Salvo piccoli assestamenti per i risultati dell’ultima settimana di challenger (in corso), Gaio chiude il 2020 al 137° posto ATP, dopo aver toccato a febbraio il proprio best ranking, al numero 124. “Dopo un avvio di stagione così così il successo nel challenger di Bangkok mi ha fatto avvicinare alla Top 100, peccato che lo stop causa pandemia sia arrivato proprio nel momento in cui non avevo punti da difendere in classifica. E’ l’unica recriminazione che posso avere, per il resto non mi posso lamentare: anche dopo la ripresa ho giocato abbastanza bene e, considerando che sono uno a cui piace mettere nelle gambe tante partite, lo stesso può dirsi anche per il finale di stagione, a parte qualche torneo indoor ultimamente”.

Federico Gaio con il trofeo vinto a Bangkok
Federico Gaio con il trofeo vinto a Bangkok a inizio 2020

Più che qualche exploit, comunque, nella mente del giocatore nato il 5 marzo 1992 restano impresse alcune situazioni inedite che si è trovato a vivere. “La ‘bolla’ di New York è stata la prima e quindi fa sicuramente specie, ma anche quella a Parigi per il Roland Garros ad ottobre, molto più pesante da sopportare, lo devo dire. A differenza degli US Open, dove dall’organizzazione erano stati previsti spazi all’aria aperta, con un maxischermo e la possibilità di mangiare nel rispetto delle distanze di sicurezza, nella capitale francese non c’erano spazi all’aperto in hotel ma solo al circolo: ci si sentiva quasi in carcere, come in gabbia. E pure le mascherine da indossare sempre e il distanziamento sociale, o l’assenza di pubblico, sono aspetti che non si possono dimenticare tanto facilmente…”, confessa Federico, che come tutti i colleghi sta attendendo con una certa ansia notizie riguardo al calendario e in particolare agli Australian Open.

Ad oggi l’unica vera certezza è che non ci sono certezze – afferma con una battuta che nasconde un’amara verità – Sappiamo che ci sono contatti quotidiani fra ATP, Federazione australiana che organizza lo Slam e governo locale, per niente intenzionato a mollare sui 14 giorni di quarantena. L’indicazione dello Stato del Victoria è che fino all’inizio di gennaio nessuno può entrare nel Paese se non è residente, per cercare di gestire il ritorno di tanti australiani per le festività natalizie e di fine anno. Su questa base credo sia molto probabile lo slittamento del torneo di un paio di settimane, però ci è stato detto di non prenotare ancora biglietti aerei e alberghi fino a quando non ci sarà ufficialità sulle date e il format. Già, perché al momento non si sa nemmeno se si disputeranno le qualificazioni e questo, con la mia attuale classifica, è determinante sull’affrontare o meno la trasferta Down Under. Nelle ultime ore addirittura è uscita l’ipotesi di disputarle in un altro continente… Inoltre Tennis Australia punta ad avere anche il pubblico, sebbene a capienza ridotta, prendendo spunto da un importante evento sportivo in calendario a fine dicembre, proprio vicino a Melbourne, che avrà comunque spettatori”.

Federico Gaio
Federico Gaio qui agli Australian Open (foto FIT / Dell’Olivo)

Nonostante queste incognite non da poco per un professionista, chiamato a pianificare  i suoi impegni a medio e lungo termine, il faentino non nasconde le ambizioni in vista del 2021. “L’intenzione è quella di arrivare bello carico fin dall’inizio dell’anno per puntare a partire bene e sfruttare poi quei mesi in cui non ho scadenze in termini di punti. Obiettivi? L’ingresso tra i primi cento del mondo è la priorità, io lavoro sempre per arricchire il mio bagaglio tecnico-tattico oltre che atletico, e risultati e classifica ne sono una conseguenza. Spero davvero di riuscire a compiere questo ulteriore step – l’auspicio finale di Federico – imitando quanto  sono stati capaci di ottenere altri giocatori italiani, che conosco bene, anche come livello”.

Federico Gaio con Gabriele Guerrini
Federico Gaio con Gabriele Guerrini (Match Point Milano Marittima)

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