Stefano Galvani

Nadal oltre quota 1000 vittorie, Galvani: “Ma con me Rafa ha perso due volte…”

Con quelle centrate al Masters 1000 di Parigi-Bercy ha superato le mille vittorie da professionista Rafa Nadal – il quarto nella storia del tennis a riuscire in quest’impresa: davanti a lui Jimmy Connors con 1.274, Roger Federer a quota 1.242 e Ivan Lendl con 1068 – dunque sempre più nel gotha dello sport mondiale. Tra le centinaia di “vittime” che hanno contribuito – loro malgrado – a questa serie da record del campione spagnolo, celebrata con tanto di targa da parte dell’ATP, figurano ovviamente diversi giocatori italiani. Ma ce n’è uno però che non ha mai perso in incontri ufficiali contro il maiorchino. E si tratta proprio di Stefano Galvani, l’unico azzurro che può vantare uno score assolutamente favorevole nei confronti del mancino di Manacor: due successi a zero.

Qualcosa di cui andare fiero (anche perché resterà negli annali) per l’atleta nato a Padova 43 anni fa ma ormai romagnolo d’adozione, diventato qualche mese fa direttore tecnico della Federtennis di San Marino. “Quando ci siamo incontrati di nuovo, in giro per il mondo, lo salutavo facendogli il segno del 2-0: lui rideva, ma scommetto che dentro gli rodeva”, dice scherzandoci su Stefano, arrivato come best ranking al numero 99 del mondo nel 2007, con due presenze in Coppa Davis e il terzo turno a Wimbledon sfiorato per due volte perle di una carriera frenata anche da qualche sfortunato incidente di percorso. L’ultima nel 2008, quando sull’erba londinese perse in cinque set da Mikhail Youzhny, dopo aver subito la vendetta “calcistica” di Nadal. “Anche se speravo vivamente di non doverlo affrontare mai più, sicuro che mi avrebbe massacrato sul campo, pure quell’anno a Wimbledon mi divertii a ricordargli il 2-0 per me. La sera stessa c’era Italia-Spagna agli Europei di calcio, vinsero loro ai rigori e all’indomani Rafa non perse l’occasione per mettere il dito nella piaga…”.

Il primo allenamento diretto da Stefano Galvani a San Marino
Stefano Galvani qui sui campi della Federazione Tennis Sammarinese

Anche se sono passati quasi venti anni, ogni dettaglio di quelle due sfide è nitido nella memoria di Galvani: due vittorie che resteranno scolpite per sempre, non tanto per la soddisfazione dopo il match point, quanto per ciò che hanno iniziato a rappresentare qualche anno più tardi, visto che l’avversario battuto è diventato un’icona dello sport, il re della terra rossa, capace di un record inarrivabile come 13 trionfi al Roland Garros, l’ultimo il mese scorso così da eguagliare i 20 Slam in bacheca di Roger Federer.
Le strade di Nadal e Galvani si incrociano dunque per la prima volta nel settembre 2001 a Siviglia, dove il maiorchino – curiosamente nato il 3 giugno proprio come l’italiano – allora 15enne era all’esordio a livello Challenger, e proprio in quel torneo conquista i suoi primi punti ATP, superando al primo turno il connazionale Matos Gil. Al secondo turno il testa a testa con l’azzurro, che stava attraversando un grande momento, aveva appena vinto il suo primo torneo Challenger (dei cinque conquistati in carriera) e quel ragazzo con i capelli a caschetto e il diritto arrotatissimo non l’aveva mai sentito nominare. “Per me era uno sconosciuto e provai ad informarmi dagli altri giocatori spagnoli vedendo che alla sua età aveva superato un turno in un Challenger – ricorda Stefano – ‘E’ un ragazzino, vado tranquillo?’, chiesi. E Ramirez-Hidalgo mi mise in guardia: ‘no, stai molto attento. E’ già molto forte e pericoloso’. Infatti fu dura. All’inizio lo presi sottogamba e persi il primo set. Pensavo fosse sufficiente giocherellare, invece mi dovetti impegnare a fondo, sul serio. Vinsi bene il secondo, e nel terzo lui calò di livello fino a impormi con il punteggio di 3-6 6-1 6-3“.

Rafa Nadal teenager
Gli esordi di Rafa Nadal nel circuito professionistico

Proprio quel set sarebbe rimasto l’unico perso dal veneto-romagnolo nel corso della settimana, chiusa con un nuovo trionfo. “Rafa mi incontrò nel periodo in cui ho espresso il miglior tennis della mia carriera – sorride Galvani al ricordo – Gli spagnoli non avevano dubbi, erano già certi che Nadal sarebbe arrivato in alto. Certe doti si riconoscono subito, non c’è molto da girarci intorno. Però ancora c’era un clima tranquillo attorno a lui, ci fecero giocare nel campo meno importante senza eccesive stesse attenzioni nei suoi confronti”.

Passano sette mesi e i due si ritrovano di fronte nelle qualificazioni dello storico Trofeo Conde de Godó di Barcellona, per inciso poi alzato al cielo 11 volte dal mancino di ManacorQuel Nadal era già diverso dall’anno prima, tanto da chiudere la stagione 2002 vicino ai primi 200, con sei titoli Futures in bacheca. Eppure vinse ancora l’italiano, per 6-2 7-5. “Di quel match ricordo soprattutto un episodio capitato all’inizio del riscaldamento. Al primo scambio Rafa si sposta sul dritto e mi tira un siluro a 200 all’ora, a tutto braccio. Io stecco la palla – racconta Stefano – ma in qualche modo riesco a rimandarla di là. E così ancora, una seconda volta e una terza volta. Rispondeva sempre più forte. Così ho deciso di fare lo stesso, iniziando a colpire fortissimo. Le prime due palle tornarono indietro, la terza no. Allora lo guardai e gli chiesi: ‘ora possiamo palleggiare, per favore?’. Una scena pazzesca, il mio allenatore rideva come un matto. Forse lo faceva per intimidire l’avversario o magari per scaricare la tensione pre-match. Comunque ormai avevo capito che non mi trovavo davanti ad un avversario normale. Mi è tornata in mente qualche anno fa, mentre andavo in Germania per un incontro di Bundesliga. Sull’aereo ho incontrato Ramos-Vinolas, che quel giorno a Barcellona era sugli spalti come spettatore e se la ricordava benissimo”.

Rafa Nadal 15enne
Un Rafa Nadal 15enne agli esordi nel circuito ATP

Un successo che lanciò Galvani verso il miglior torneo della sua carriera: superò le qualificazioni, poi al primo turno del main draw eliminò Ivan Ljubicic al tie-break del terzo set e al secondo round firmò l’impresa contro l’allora numero 4 del mondo Evgeny Kafelnikov (7-6 6-2), prima di arrendersi negli ottavi ad Albert Costa, poi finalista (cedette all’argentino Gaudio) e meno di due mesi più tardi trionfatore al Roland Garros, da lui a qualche anno diventata poi ‘Casa Nadal’.
Rafa allora era molto più magro, aveva meno potenza, e servizio e rovescio viaggiavano meno. Ma la sua palla girava già tantissimo e l’intensità era la stessa di oggi. Aveva un’energia incredibile, che sarebbe stata sorprendente in un ragazzo di 20 anni figurarsi in un 15enne. Costringeva già gli avversari a giocare al limite, non ci si poteva rilassare un secondo. Era come entrare in un frullatore: o reggi il suo ritmo o ti distrugge. Non ho mai avuto dubbi sul fatto che potesse diventare un fenomeno, anche se i numeri che ha raggiunto sulla terra battuta mi lasciano comunque a bocca aperta. Insomma, quel Nadal ragazzino era già una furia. Aveva un diritto arrotatissimo, io invece giocavo molto piatto, sull’anticipo, forse il mio stile gli dava fastidio. E mi piacerebbe chiedergli – chiude con un sorriso il DT della Federtennis del Titano – se lui si ricorda quel riscaldamento…“.

Stefano Galvani
Stefano Galvani qui in azione nel challenger di San Marino, sui campi di Fonte dell’Ovo

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