Michele Cappelletti

Michele Cappelletti: “Noi atleti del beach tennis figli di un Dio minore”

Si è laureato campione del mondo quattro volte, unico nel beach tennis ad essere riuscito in questa impresa insieme al conterraneo Alessandro Calbucci, ma per le norme del nostro Paese non è un atleta professionista. E’ l’anacronistica situazione che si trova a vivere il cesenate Michele Cappelletti, una delle punte di diamante dello sport che si pratica con la racchetta ma sulla sabbia. E non è solo una questione di status, ma ha conseguenze pratiche non di poco conto per chi come lui ha scelto di vivere come beacher. Un esempio? In questo periodo di restrizioni dettate dall’emergenza coronavirus, oltre alle competizioni del circuito internazionale sospese almeno sino a metà aprile, non può neppure svolgere la consueta preparazione. In pratica, non può “lavorare” non rientrando nella deroga concessa agli atleti di interesse nazionale dalla Federazione Italiana Tennis.

Proprio così, da lunedì ho dovuto rinunciare completamente anche agli allenamenti visto che l’ordinanza emanata dalla Regione Emilia Romagna ha chiuso anche le spiagge vietandone l’utilizzo – spiega l’atleta che compirà 28 anni il 29 marzo, che in questi giorni sarebbe dovuto essere alle Isole Reunion per due tornei internazionali, trasferta cancellata all’ultimo momento – mentre fino alla settimana scorsa con l’autocertificazione potevo recarmi sull’arenile. E anche a porte chiuse non trovo nessun gestore di impianti indoor che, giustamente dal suo punto di vista, sulla base di quanto prevede il Decreto del governo se la sente di correre rischi per permettere a me di allenarmi. Sono pienamente consapevole che in questo momento la priorità nazionale è la salute e limitare il più possibile il contagio, però allenarmi nel mio caso non è un passatempo ma una condizione indispensabile per poter svolgere quella che è una professione in ambito sportivo”.

Michele Cappelletti
Michele Cappelletti, unico ad aver vinto 4 Mondiali nel beach tennis

“PROFESSIONISTI PER L’ITF MA NON PER LA LEGGE ITALIANA” – Il romagnolo prende un attimo fiato e poi dà sfogo alla sua amarezza. “Purtroppo siamo oggetto di una differente classificazione. La Federazione Internazionale ha inviato infatti una comunicazione riferita ai primi venti italiani nel ranking mondiale confermando che siamo giocatori del Beach Tennis World Tour e in quanto tali da ritenere ‘professionisti’ a tutti gli effetti – spiega il quattro volte iridato, nel 2015, 2016, 2017 e lo scorso anno a Terracina con Alessandro Calbucci – però di fronte alle nostre sollecitazioni il responsabile organizzativo del settore beach della FIT ci ha informato del fatto che in Italia a livello normativo non possiamo essere inquadrati come atleti professionisti anche perché non esistono impianti da beach o da padel omologati in tal senso. Quindi se fino a una settimana fa potevo sentirmi tutelato, adesso sono molto demoralizzato. Rimaniamo in attesa, sperando in un sostegno concreto da parte della Federazione Italiana, l’unica titolata a farlo alla luce del dispositivo del Decreto, ma ammetto di non avere granché fiducia su una soluzione positiva a breve termine per questo impasse”.

“A RISCHIO LA STAGIONE ESTIVA E I MONDIALI” – Nonostante il suo pessimismo di fondo, condiviso con numerosi altri colleghi, Cappelletti sta cercando di fare buon viso a cattivo gioco. “Ho un po’ di attrezzi a casa con cui provo a mantenere un minimo di forma fisica, specie come tono muscolare, forza e resistenza, ma ovviamente non è lo stesso che potersi allenare sulla sabbia o al limite andare a correre in un parco”, si rammarica l’attuale numero 2 del ranking mondiale, il cui ultimo torneo internazionale disputato è stato a febbraio, a Santos, in Brasile. “Con Tommaso Giovannini abbiamo raggiunto le semifinali. Adesso il World Tour ITF è stato fermato ufficialmente fino al 20 aprile, proprio nel periodo in cui la stagione internazionale iniziava ad entrare nel vivo con i primi appuntamenti. In calendario, dopo i due tornei alle Isole Reunion, figuravano a maggio tappe in Sudamerica, Brasile, poi a Gran Canaria, quindi in giugno c’erano i Mondiali a Terracina, per i quali già si parla di un possibile spostamento a settembre dal momento che gli organizzatori non intendono correre rischi. Sinceramente temo che la stagione estiva del beach tennis sia a forte rischio, anche perché Calbucci che vive in Brasile, come pure Alex Mingozzi, mi ha detto che a Rio ci sono già cinquanta casi acclarati di coronavirus e se il contagio dovesse arrivare in Sudamerica con lo stesso impatto avuto in Europa credo proprio che la situazione sarebbe drammatica. In Italia siamo in anticipo di un paio di settimane rispetto a molti altri Paesi, nei quali la malattia sta diffondendosi ora, e visto che l’OMS l’ha già definita pandemia è difficile credere che possa risolversi in poche settimane”.

Michele Cappelletti
Michele Cappelletti in procinto di servire

“UN 2020 TUTTO DA RIPENSARE” – Come dire, in altre parole, un 2020 piuttosto compromesso per i ‘globetrotter’ delle spiagge. “Di sicuro quanto meno tutto da riorganizzare, dal momento che adesso è impossibile fare delle previsioni sensate sui tempi di un ritorno alla normalità. Sono abituato a viaggiare per tanti mesi all’anno, ma penso che a causa di questa situazione di forza maggiore quest’anno sarò costretto a rivedere i miei programmi”, riconosce il beacher cesenate.

“UN FUTURO ALL’ESTERO? CI STO PENSANDO” – Le preoccupazioni di Michele vanno oltre alle conseguenze del coronavirus e si estendono alla situazione di stallo che questo sport sta conoscendo nel nostro Paese. “Dispiace vedere che siamo più considerati all’estero che in Italia pur essendo da anni ai vertici di questa disciplina, che avrebbe un potenziale notevole, anche in termini di aggregazione e valori positivi per i giovani. Così come brucia constatare che altre federazioni stanno investendo nel beach a differenza della nostra. In Francia ad esempio è stato creato un centro vicino a Bordeaux che funge da riferimento per gli atleti quando sono in patria, la Russia da tempo ha dedicato risorse e progetti ai suoi beacher, come del resto la Spagna, che supporta finanziariamente e tramite sponsorizzazioni gli atleti impegnati nel World Tour. Niente di tutto questo è ancora previsto per noi italiani e allora se la situazione con la Nazionale non cambierà, nel caso in cui fossi convocato quest’anno valuterò con attenzione se vale o meno la pena andare a giocare le competizioni a squadre. Un futuro in un altro Paese? E’ un’ipotesi che sto seriamente prendendo in considerazione, anche perché parlo inglese, francese e ora pure portoghese e conoscere le lingue mi consente di essere indipendente anche lontano da casa e di entrare in contatto con altre culture e stili di vita. Intendiamoci, a me piace e sto benissimo in Romagna, però come capita a tanti giovani pure in altri ambiti ci si trova a dover fare delle scelte – conclude Cappelletti – mettendo sul piatto della bilancia quelle che possono essere le prospettive professionali e di gratificazione personale”.

Michele Cappelletti
Michele Cappelletti accanto a una sua gigantografia

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