Proseguire gli studi (in ambito universitario) continuando a praticare sport agonistico ad un buon livello. Un percorso che il sistema scolastico italiano, per come è strutturato, non tiene sufficientemente in considerazione, a differenza di altri Paesi, dove lo studio è considerato parte integrante dello sviluppo di un giovane atleta. E’ il caso, in particolare, del sistema universitario statunitense, letteralmente costruito intorno agli atleti, o anche di quello anglosassone. Due realtà alle quali rivolgono le loro attenzioni un numero sempre crescente di famiglie e soprattutto di giovani che intendono abbinare la voglia di emergere nel tennis (o in un altro sport) al proprio percorso universitario, grazie alle borse di studio che vengono messe a disposizione dei giovani di altri Paesi.
Una decisione non sempre semplice da prendere, ma che ripaga ampiamente, come confermano coloro che hanno già fatto questa scelta. Aiutati da chi come ‘mission’ si occupa proprio di mettere in contatto college e università con giovani atleti e atlete, come ad esempio StAR (Student Athletes Recruitment). Dopo una serie di iniziative e incontri informativi in varie località della Penisola per illustrare le opportunità di borse di studio in America, StAR organizza ora il primo evento in Italia dedicato alle università del Regno Unito: l’appuntamento è per sabato 4 gennaio al Galli Tennis Team di Cividino di Castelli Calepio (Bergamo). Per informazioni: info@star-international.org

LA TESTIMONIANZA DI REBECCA PEDRAZZI – Nella consapevolezza che si tratti di un tema molto sentito per tante famiglie, proponiamo la testimonianza di Rebecca Pedrazzi, significativa in quanto ha vissuto in prima persona sia la realtà universitaria statunitense che poi quella scozzese.
Mi chiamo Becky, sono una modenese rientrata in patria da un paio di anni dopo aver trascorso le migliori esperienze della mia vita. Ho accolto con entusiasmo la proposta di raccontare la mia esperienza tennistico-universitaria all’estero perché credo e spero che questo possa essere un incoraggiamento per tanti giovani a seguire i propri sogni. Per me l’esperienza nei college e università americane e britannici è stata proprio cosi. Un timore trasformatosi in quello che tanti di noi sognano: vivere di tennis e studio.
L’ESPERIENZA UNIVERSITARIA IN KANSAS – La mia esperienza americana è partita nel 2012, tra le incertezze dei miei genitori e allenatori quando dicevo che un coach di un’università in Kansas mi aveva contattata per offrirmi una borsa di studio. Tanti mi dicevano che certe cose si vedono solo nei film, ma posso affermare che tutto è andato al di la dell’immaginabile. In America mi hanno offerto una borsa di studio completa per competere nel campionato di prima divisione universitario NCAA, conciliando tennis e università. Mi sono laureata in Psicologia e Sociologia nel 2016 presso la Wichita State University, in Kansas. Il mio viaggio è durato 4 anni (percorso di una quadriennale americana normale) e ciò che mi porto a casa è un bagaglio di esperienze e amicizie incredibili. Il sistema americano è basato su ‘più titoli la squadra universitaria porta a casa, più prestigio l’università acquista’, ed è per questo che investono in borse di studio da migliaia di dollari per trovare i leader e i giocatori capaci di guidare questo loro concetto. Sulla base di questa visione, ho imparato a cercare sempre la versione migliore di me stessa per aumentare il potenziale della squadra; una vittoria personale ha poco valore se la squadra perde. Ho imparato ad essere riconoscente per tutto ciò che mi viene dato, anche per tutti i professori che si impegnano a non farti perdere lezioni perché te sei ‘on season’ e manchi in classe. Ho imparato che la stanchezza degli allenamenti alle 6 di mattina, delle trasferte a notte fonda, dei libri aperti in pulmino, degli esami dati online nella hall di un hotel, delle 40 e più partite giocate a semestre sono uno stimolo a non fermarsi mai e ad arricchire se stessi. I legami che si creano in queste circostanze diventano come una seconda famiglia all’estero. L’esperienza americana è difficile da riassumere, ma posso solo dire che auguro che chiunque al mondo possa avere la possibilità di farne parte un giorno.

LA BORSA DI STUDIO IN SCOZIA – Quando mi sono laureata avevo ancora tanta voglia di studiare e giocare a tennis, purtroppo la grad school americana diventa molto dispendiosa anche con una borsa di studio; nel 2016 mi sono trasferita in Scozia a competere per il campionato BUCS ed a proseguire gli studi magistrali in Psicologia della Salute presso la Stirling University. L’idea di spostarsi in Scozia è stata determinata dalla vicinanza da casa, dal tipo di contratto con borsa di studio e dalla qualità dell’università stessa. L’idea di squadra e di campionato universitario nel Regno Unito è diversa da quella americana, con pro e contro in entrambe le situazioni. Se in America tutto è finalizzato alla squadra, nel Regno Unito anche il singolo porta prestigio all’università. Il campionato BUCS prevede un massimo di 10-15 partite in tutto l’anno e ciò lascia molto più spazio all’attività individuale nelle competizioni LTE e ITF, che viene addirittura incentivata. Gli allenamenti sono organizzati il più possibile con tutti i membri della squadra e c’è molta più competizione anche all’interno della squadra stessa. In America tutto era finalizzato alla squadra, mentre nel Regno Unito hai molto più tempo per gestire gli allenamenti giornalieri extra o le sedute di palestra. C’è uno spirito diverso durante gli allenamenti: l’individuo viene prima dell’unione di squadra, ma il fine è sempre di portare prestigio all’università, attraverso due canali differenti.

LE DIFFERENZE RISPETTO AGLI STATES – Il campionato NCAA mette molti più vincoli sul circuito ITF, mentre nel Regno Unito è visto come un mezzo per far conoscere la propria università. Le giornate tipo tra Stati Uniti e Regno Unito sono organizzate in maniera simile, per entrambe devi programmare allenamento tennistico e fisico almeno tutti i giorni, e conciliarlo con la scuola. Il programma di master scelto da me era basato su 2 anni di studi, ‘un part time’ imposto dalla borsa di studio. Ciò mi lasciava molto tempo per avvantaggiarmi con la scuola e per inserire le sessioni extra che richiedevo. Tutte le sessioni extra richieste venivano soddisfatte e viste di buon occhio, anche senza la squadra.
CRESCIUTA COME GIOCATRICE, STUDENTESSA E PERSONA – Entrambe le esperienze all’estero mi hanno formato come persona, come studentessa e come tennista. Non cambierei nulla di quello che ho fatto, probabilmente imparerei a sfruttare meglio tutto il tempo a disposizione per gli allenamenti e tutte le strutture meravigliose che entrambe queste università mettono a disposizione. Confrontarsi con culture diverse e persone provenienti da ogni parte del mondo ha arricchito le mie conoscenze, tanto quanto le mie amicizie. Scrivere su carta cosa sei anni all’estero mi hanno lasciato non è semplice, ma posso garantire che le paure e le ansie vissute prima della partenza lasciano presto il posto all’entusiasmo e alla voglia di fare. Io sono stata fortunata perché ho trovato chi ha creduto in me tennisticamente e accademicamente. Adesso sono tornata in Italia, con un pezzo di cuore in America e con la voglia di continuare a studiare coltivata in Scozia, insegno tennis e cerco di trasmettere ai miei allievi la passione che ha alimentato questa mia esperienza, mentre sono nel mezzo del processo di equipollenza del titolo di studio in Italia!


