Rafa Nadal non crede a una ripresa del circuito Atp a breve termine in considerazione del lockdown dovuto all’emergenza coronavirus. “Sono molto pessimista sul fatto che il circuito possa riprendere la normale attività – ha dichiarato il campione di Manacor durante una chat con i compagni di Davis organizzata dalla Federtennis spagnola -. Nel tennis devi viaggiare ogni settimana, soggiornare in hotel, andare in diversi paesi. Anche se giocassimo senza pubblico, per organizzare qualsiasi evento sono necessarie molte persone coinvolte, che non possono essere ignorate. A livello internazionale lo vedo come un problema serio“.
“Per quanto riguarda il tennis non vedo alcun problema nell’allenarsi con un altro professionista anche se capisco che al momento non sia la priorità per nessuno – prosegue lo spagnolo -. Per il resto dobbiamo essere responsabili e coerenti. Non vedo come possiamo viaggiare in un paese diverso ogni settimana. Il nostro sport è molto diverso dal golf dove c’è molto più spazio. Per quanto riguarda l’organizzazione di un torneo del Grande Slam ci sono 128 giocatori e 128 giocatrici, oltre a tutti i membri della squadra di ciascun giocatore. Anche senza spettatori ci sarebbero molti contatti“.
L’ex numero uno del mondo ammette che “stiamo vivendo un momento molto difficile dopo un mese e mezzo durissimo, con perdite irreparabili. L’atteggiamento del personale sanitario è stato encomiabile e la cosa che dispiace è che non abbiano potuto disporre di tutti gli strumenti di cui avevano bisogno. Si è dovuti ricorrere a misure estreme perché non abbiamo adottato quelle preventive adeguate e ora l’unica cosa che conta è salvare altre vite“.
BARAZZUTTI: “RIPRESA TORNEI DIFFICILE SENZA VACCINO” – Dal 4 maggio ci si potrà tornare ad allenare ma da qua a pensare a una ripresa dei tornei a livello professionistico ce ne corre. Non è ottimista neppure Corrado Barazzutti, capitano dell’ItalDavis. “Speriamo che si possa giocare con le precauzioni necessarie, in fondo è uno sport singolo e il governo deve tenere conto delle sue caratteristiche – le sue parole a ‘Repubblica’ – Ma io non parlo del tennis professionistico: mi riferisco a un’attività più di base diciamo, tipo il poter fare lezioni private e il riaprire i circoli. Iniziamo anche ad allenare i professionisti: poi, per i tornei, toccherà aspettare i vaccini per poter quindi giocare in totale sicurezza. E’ la mia speranza. Djokovic non vuole fare il vaccino? Che posso dire, lui non sarà il primo e neppure l’ultimo sulla questione. Io rispetto la sua opinione ma sono in disaccordo perché sono per le vaccinazioni“.
Barazzutti, pure lui alle prese con le conseguenze del coronavirus (“Altro che cassintegrato, mi è stato sospeso lo stipendio: quindi è peggio, molto peggio“), vede insomma la ripartenza lontana: “La verità è che non sono convinto che si riprenderà, solo che non voglio passare per quello pessimista“.


