Si è spento all’età di 85 anni Viviano Vespignani. La famiglia del tennis italiano piange un uomo che ha coltivato fin da ragazzo la sua passione per lo sport della racchetta. Ed al tennis ha dato tutto: il suo tempo, i suoi studi, la sua generosità, nelle vesti di scopritore di talenti (accompagnatore delle squadre giovanili della Virtus Bologna e poi capitano delle nazionali italiane under), giudice arbitro internazionale e soprattutto dedicandovi gran parte della sua attività professionale come giornalista.
ANIMA E DIRETTORE DI “MATCHBALL” – Nato nell’ottobre del 1935 a Imola, dove ha vissuto sino al 2011, Viviano è stato l’anima di “Matchball”, che per quasi trenta anni (dal 1970 al 1996) è stata in Italia la bibbia del tennis giocato. Era lui che era il motore della redazione, era lui che conosceva a menadito tutti i risultati, dei campioni e non, dei tornei in tutto il mondo, dei giovani, italiani e non, che a quel tempo calcavano i campi da tennis. Dai più forti ai meno forti. Tutti i numeri prima del computer. Una Statistica vivente. Ed è stato anche direttore di quella gloriosa rivista che oggi non esiste più. Il “Professore” – come lo chiamava Stefano Semeraro, uno dei giornalisti cresciuti nella redazione bolognese della rivista, in via Cairoli – è stato inoltre per anni collaboratore prima della rivista SuperTennis e fino a qualche mese fa del nuovo portale web della Federazione Italiana Tennis.
BANCA DATI IN 30 VOLUMI SUL TENNIS ITALIANO – Ha pubblicato nel 2007 “Italiani Grande Slam”, che racchiude un secolo di storia dei maggiori eventi dello sport della racchetta, è stato autore di oltre venti monografie dedicate ai grandi campioni e, nell’arco di alcuni decenni, attraverso pazienti e continue ricerche, ha creato una banca dati del tennis italiano racchiusa oggi in trenta volumi.

IL ROMANZO AUTOBIOGRAFICO “UN PICCOLO BASTARDO” – Nel 2013 è uscito “Un piccolo bastardo – La seconda guerra mondiale vista con gli occhi di un bambino” (Bacchilega editore), sua prima e unica pubblicazione estranea allo sport, nella quale racconta la fuga all’età di 8 anni da Imola alla fine dell’estate 1943 assieme a madre e sorella per evitare ritorsioni della milizia per l’attività antifascista del padre, con rifugio a Piancaldoli, al confine tra Romagna e Toscana, dove il piccolo Vespignani trascorrerà quasi due anni, con nuove esperienze e relazioni umane, con sullo sfondo la guerra con le sue vicende, spesso drammatiche, a volte tragiche e angoscianti, ma anche con un volto amico, come quello dei soldati americani della V Armata, portatori di regali e di fiducia nell’avvenire.
IL RICORDO DEL TENNIS CLUB FAENZA – Viviano aveva allacciato anche un legame speciale con Gianluca Rinaldini, diventando per lui una sorta di secondo padre, specie dopo l’incidente che nel settembre 1985 ha costretto su una sedia a rotelle (a soli 26 anni) il tennista faentino. “Grazie di tutto piccolo grande uomo, sarai irripetibile“, il commosso pensiero che Rinaldini su Facebook dedica a Vespignani.
Fra le altre cose Vespignani aveva collaborato anche con “Matchpoint”, l’house organ del Tennis Club Faenza. “Viviano è sempre stato molto vicino al nostro circolo – ricorda il presidente Carlo Zoli – Per molti anni, fin da quando era accompagnatore delle giovanili della Virtus Bologna, ha avuto rapporti stretti con Raimondo Ricci Bitti, attuale consigliere nazionale Fit nonché socio del Tennis Club Faenza, e con Gianluca Rinaldini. Personalmente lo conoscevo dal lontano 1972, quando da ragazzino giocavo i primi tornei. Ho il ricordo di una persona splendida, sia sul profilo umano che sul piano professionale. È stato giornalista di grande valore. Il nostro circolo lo ricorda con affetto”.
Anche noi, ragazzi e appassionati di quegli anni, continueremo a volerti bene, carissimo Viviano: Riposa in Pace. Dalla squadra di Net-Gen sentite condoglianze ai familiari e un forte abbraccio a Gianluca.


