Aveva mandato qualche primo squillo già in febbraio aggiudicandosi con l’altro romagnolo Enrico Dalla Valle un titolo Futures di doppio a Sharm El Sheikh, però ora Francesco Forti ha lanciato un bel segnale sulla sua crescita tecnico-agonistica. Prima il ragazzo di Cesenatico, che spegnerà 20 candeline il 26 luglio, ha rotto il ghiaccio nel circuito ITF con il primo titolo conquistato a Casale Monferrato a metà maggio, mentre a Roma si concludevano gli Internazionali BNL d’Italia, poi la settimana scorsa a Vicenza ha raggiunto per la prima volta i quarti a livello challenger, soprattutto cogliendo “scalpi” eccellenti come quelli di Gianluigi Quinzi, Viktor Galovic e Paolo Lorenzi, venendo stoppato da Gianluca Mager.
FORTI: “QUALCOSA E’ SCATTATO DENTRO…” – “Non c’è un segreto particolare dietro questi risultati, se non il fatto che sono riuscito a raccogliere i frutti del lavoro che svolgo tutti i giorni in allenamento – spiega Francesco, che da tre anni fa base al Centro Tecnico Federale di Tirrenia – Nel Future di Casale Monferrato ho vinto alcune partite lottando che mi hanno dato maggiore fiducia, poi però a Vicenza ho alzato il livello del mio tennis. L’aver trovato continuità al servizio ha fatto la differenza, aiutandomi a tenere un ritmo sostenuto anche da fondo campo, senza il quale non sarebbe stato possibile battere avversari di quella caratura. Mi aspettavo questi risultati? Avevo buone sensazioni sin da inizio settimana, però sinceramente non sapevo come sarebbe potuto andare il torneo. E devo ammettere che nel primo match contro Quinzi ero piuttosto teso, poi però l’ho vinto e mi sono sbloccato. E a quel punto è come se fosse scattato dentro qualcosa in termini di convinzione e coraggio nell’affrontare quei match, credendo fino in fondo nella possibilità di vincerli. E’ stata sicuramente un’esperienza positiva, che sono molto contento di aver vissuto”.

“PER ORA NIENTE OBIETTIVI DI CLASSIFICA” – Gli ultimi risultati hanno portato a ridosso della top-400 del ranking mondiale il ragazzo romagnolo, che ha cominciato sui campi di Cesenatico con Max Pagliarani come primo maestro (“ho preso in mano la racchetta di beach tennis di mio padre prima dei 5 anni”, ricorda). “In questa fase non intendo pormi alcun tipo di obiettivo di classifica, anche perché poi dal 5 agosto cambierà tutto e si torna in pratica al sistema di conteggio precedente, con punti Atp in palio anche ne Futures ITF. Adesso comunque voglio evitare di mettermi addosso pressione da solo, devo solo continuare a lavorare in questo modo per andare in campo con il pensiero di competere e lottare su ogni punto, spingendo i colpi senza paura. Lo scorso anno, ad esempio, il desiderio di essere fra gli otto per le qualificazioni Next Gen italiane ha finito per condizionarmi sul piano psicologico, impedendomi di rendere al massimo”, avverte Francesco, chiamato ora a una lunga estate calda. “Mi attendono i challenger di Parma e Milano, poi anche in base a come andranno le cose definiremo la programmazione, credo comunque che disputerò i 25mila dollari in Italia: Cuneo, Casinalbo, Pontedera e Bolzano. Chissà se riuscirò a passare qualche giorno al mare nella mia Cesenatico, magari per il mio compleanno, e rivedere i vecchi amici, gruppo con cui siamo rimasti uniti dai tempi delle elementari…”.
“RITMI DA CASERMA A TIRRENIA, MA NON C’E’ POSTO MIGLIORE” – Battute a parte, Forti (lo scorso anno ha ottenuto il diploma di maturità al liceo scientifico-linguistico) è pienamente convinto della scelta di vivere full time il Centro Tecnico Federale di Tirrenia. “Non c’è posto migliore di questo per allenarsi e per approcciarsi a 360 gradi alla vita da professionista, qui abbiamo a disposizione tutto ciò che è necessario. Per tentare di emergere nel tour servono anche sacrifici e rinunce rispetto ai nostri coetanei. Ora Tirrenia è un po’ la mia seconda casa, ma è stato difficile l’impatto iniziale con questa vita da caserma”, riconosce Forti, che poi illustra la giornata tipo degli aspiranti campioni della racchetta. “Sveglia alle 7.30, poi dopo la colazione ci troviamo in palestra alle 8.30 per qualche esercizio di streching e attivazione, poi dalle 9 alle 11 tennis e dalle 11 alle 13 atletica. Quindi il pranzo, un po’ di riposo oppure accordiamo le racchette, quindi a giorni alterni tempo per il mental coach, lo psicologo o l’osteopata, poi alle 15 si riprende con la palestra, dalle 15.30 altre due ore sul campo, con tre volte alla settimana lavoro di resistenza, quindi fino alle 18. A quel punto fisioterapista per chi ne ha bisogno e scuola per i più giovani, quindi si cena e poi di nuovo ad accordare le racchette oppure un po’ di svago, magari un gelato, ma la maggior parte delle volte siamo così stanchi che restiamo in camera”.
“A VOLTE MI MANCANO LA ROMAGNA E LA FAMIGLIA” – Un menu impegnativo, certo, con l’obiettivo di ritagliarsi uno spazio nel tennis professionistico. A costo di tornare pochissimo a casa e vedere di rado familiari e amici. “Certo, la Romagna mi manca e soprattutto mi mancano i miei genitori, il mio fratellino e i nonni, con cui all’inizio andavo spesso ai tornei. Per fortuna quando gioco in Italia, appena possibile, la mia famiglia mi segue dal vivo, come è accaduto a Vicenza e come spero accada nelle prossime settimane. Sono consapevole che per ottenere qualcosa di importante occorrono anche sacrifici e vedo pure i miei amici che con il lavoro e altri impegni cambiano i loro ritmi di vita. So comunque che quella è casa mia e un giorno, prima o poi, tornerò a Cesenatico, dove sono le mie radici e tanti legami che ho conservato nel tempo”.
“STO LAVORANDO SUL MODO DI COLPIRE LA PALLA” – Adesso, però, come è giusto che sia, Forti si dedica anima e corpo al tennis. “Come descrivere il mio gioco? Passa molto dai primi colpi, in particolare il servizio, che è un po’ il punto di forza. Essendo dotato di una buona forza fisica, sono un tennista che spinge e cerca il punto con decisione, entrando dentro al campo, mentre il talento, la cosiddetta ‘mano’, è quello che è… Con i tecnici federali Claudio Galoppini e Giancarlo Petrazzuolo, dopo aver perfezionato la spinta delle gambe e gli appoggi, ci stiamo focalizzando sul colpire la palla, sia in termini di peso che come velocità. Finora le indicazioni sono positive, però c’è ancora da lavorare in molti aspetti, in particolare sulla decontrazione”.
“GLI SLAM JUNIOR? TI FANNO CAPIRE TANTE COSE” – Proprio in questi giorni altri allievi di Tirrenia, di qualche anno più giovani di Francesco, sono protagonisti sui campi del Roland Garros junior, clima che lo stesso Forti ha respirato nel recente passato. “Sono esperienze davvero uniche, specie a livello di emozioni. Vuoi mettere, ad esempio, la scarica di adrenalina che si prova nel trovarsi nello spogliatoio accanto a Djokovic, che con Nadal è sempre stato un punto di riferimento per me, mentre tra gli italiani un modello a cui ispirarmi è Paolo Lorenzi, non posso dire Fabio Fognini perché con il talento che si ritrova sa fare troppe cose per me. Di certo, poter partecipare agli Slam under 18 è uno stimolo forte e fa capire a un ragazzo dove punta ad arrivare, con la speranza un giorno di essere in tabellone in quelli dei grandi. Ecco, per realizzare questo sogno, di strada ne ho ancora tanta da compiere nel mio percorso di maturazione – conclude Francesco – e credo che la chiave di tutto sia nella continuità di rendimento e quindi di risultati”.

